Arte e L'arte del fallimento

Performance artistica avvenuta durante la presentazione del libro L'arte del fallimento di Andrea Fazioli, tenutasi presso lo Studio Acquaria di Chiasso il 28 aprile 2016.

Un messaggio sul cellulare, più di un mese fa: “vorrei fare una serata con Andrea Fazioli che presenta il suo libro, ti va di accompagnarlo disegnando?”. Risposta: “no, non credo di esserne capace”, a cui è seguita, dopo 5 minuti di ripensamento “ma sì dai, vediamo come va”. D’altronde se non tentavo proprio da Fabiana avrebbe voluto dire non provarci mai. E così giovedì scorso alle 17.30 entro nel suo studio a Chiasso: sole basso, sedie, cavalletto e poltroncina, quindi è tutto vero, quindi non si scappa, anche se avrei voluto (e ci ho provato).

La gente entra, arriva, si piazza, Andrea Fazioli anche. Guardo. Guardano. Loro, io, lui: il trittico del possibile. Vengono distribuiti dei biglietti su cui chiedo ai presenti di riportare una parola che li colpirà nelle prossime letture. Il romanzo è naturalmente l’ultimo di Andrea Fazioli “L’arte del fallimento”: la trama inizia a sgorgare, quindi inizio anche io. Voltarmi, prendere in mano pennelli, pennarelli, disegnare, ascoltare, sentire, dondolare e produrre è stato talmente naturale da farmi sorgere il dubbio che forse, stavolta, di dubbi era il caso di non sollevarne: goditela. E così è stato, in un continuo passaggio tra l’ascolto fuori e l’attingere al dentro, tra il sentire e il veder apparire, tra l’accogliere e il trasformare.

Raccogliamo le parole dei presenti da cui Andrea trae ispirazione per le letture seguenti: vergogna, inadeguato, baratro. Partiamo quindi assieme costeggiando il bordo del baratro dell’improvvisazione, quel vuoto la cui paura di cadervi guida movimenti e pensieri verso l’irripetibile esecuzione che, se sorretta, porta in quel posto in cui si trova sempre inevitabilmente un po’ di musica jazz. E sulle note di “In a sentimental mood” di Duke Ellington & John Coltrane termina la serata, un’esperienza rarefatta illuminata da tinte color blu, che ormai son diventate tinte color del fu: “La fuga, il ritorno, la morte, il fallimento, l’umiliazione, lo scandalo, la paura, tutto era blu scuro. Ma nel fondo del buio del colore c’era la possibilità di un’apertura, di una pazienza improvvisa di sorprese. E allora ecco l’azzurro di un pensiero inaspettato, di una sintonia, quando nel blu apparivano anche la distratta caparbietà di Contini, gli stupori di Lisa o semplicemente la consapevolezza che improvvisare, nella musica e fuori dalla musica, è l’arte di accettare ciò che accade, prima di reagire” (da L’arte del fallimento, di Andrea Fazioli).

P.S.: che poi non era Sentimental mood il brano di chiusura, ma quello di cui mi ricordavo il titolo ;-).

Classical tune 'In a sentimental mood' performed by outstanding Duke Ellington and John Coltrane (1962)